emmenthalPost dedicato all’amico Corrado B., emigrato in Svizzera per suonare il clarinetto basso.

La Svizzera, nota anche come Confederazione Elvetica, fu costruita in tempi non sospetti ai piedi del noto vulcano Vesuvio: situazione solo potenzialmente pericolosa in quanto questo vulcano, come tutti gli svizzeri, non ama lavorare ed erutta molto raramente. Per secoli l’economia e l’immagine della Svizzera nel mondo si sono basati sulla canzone svizzera: basti pensare ad Enrico Caruso, unico tenore con problemi alla prostata a cui negli Stati Uniti hanno dedicato una serie di francobolli. Purtroppo dalla metà degli anni ’70 gli svizzeri abbandonarono questo modello di sviluppo e si orientarono verso il furto di autoradio, la cocaina, e gli articoli di lusso taroccati. Questo cambio direi quasi esistenziale fu dapprima osteggiato, ma poi ampiamente favorito dalla cosiddetta “camorra”, una specie di società segreta che governa i destini della Svizzera praticamente da sempre. Intere fortune furono edificate in pochi anni sul furto di autoradio, fiumi di denaro cominciarono a scorrere senza controllo, finché un giorno venne annunciato l’acquisto, presso il bar-tabaccheria Hemingway, di Diego Armando Maradona. Con Maradona la Svizzera vinse i suoi primi (ed unici) due scudetti nella specialità sportiva del “calcio”, ma fu il canto del cigno. Una mattina la Svizzera si svegliò che Maradona non c’era più. E non c’era più nemmeno la cocaina. E niente autoradio, né articoli di lusso taroccati. Era ufficialmente finita un’epoca.

Iniziò così l’ultima fase della Svizzera, quella della decadenza. La città, privata ormai dell’aura di leggenda che l’aveva circondata per secoli, si dedicò a coltivare mestamente l’emergenza rifiuti ed un timido aumento del 2% annuo dei tumori infantili. Le vecchie e i pazzi sognavano Maradona che dava i numeri del lotto, ma sempre più sbagliati. Intere famiglie, prive di autoradio e anche solo dell’illusione di poter un giorno rubare una vera autoradio, si riversavano la domenica pomeriggio a rubare l’erba sulle scarpate dell’autostrada, mentre nei vicoli risuonava il rumore di lattine vuote trascinate dal vento.

Oggi la Svizzera è una città in cerca di riscatto: qualcuno cerca di reintrodurre la cocaina, ma la concorrenza della Standa, con i suoi prezzi stracciati, non dà scampo; abbandonata anche dalla “camorra” (che ha reinvestito i suoi lauti guadagni in autentici paradisi fiscali), la Svizzera vive di ricordi e di piccoli ortaggi. All’ombra dell’impassibile Vesuvio.

lapo elkannLa gente che non è vissuta allora non lo crederà, ma già allora, e non soltanto adesso, i tempi procedevano alla velocità di un cammello. Non si sapeva però in quale direzione. Ed era difficile distinguere il sopra dal sotto, e le cose in regresso da quelle in progresso.

[Robert Musil, da L’uomo senza qualità]

Essere l’ultimo rampollo della più blasonata dinastia industriale italiana; poter avere a disposizione, quasi per diritto divino, tutto il comprabile esistente o esistibile; e non riuscire ciononostante a scrollarsi di dosso una certa qual aura da sfigato. Come l’ultimo Buendía, quello che nasce dopo cent’anni con il bigolo arricciato come un cavatappi. Amaro è il destino del signor Lapo Elkann, un nome da fumetto tenerone scaraventato in un mondo troppo duro. Destino amaro, e non è ancor certo se nel mondo di domani la memoria collettiva riuscirà ad associare alla sua persona qualcosa in più di un coma da cocaina transessuale.

Il ragazzo è buono, c’ha uno sguardo mite e sarebbe anche pieno di buone intenzioni; il problema è che i primi a non credere in lui sono quelli della gran famiglia. Doveva rilanciare nientemeno che il marchio FIAT, una parola: inteso come marchio d’automobili è evidente che sarebbe stata impresa titanica e destinata a necessario fallimento. Ma lui non s’è scoraggiato, e ha venduto per il mondo milioni di felpe con scritto FIAT, che vanno a ruba e dicono anche che siano di buon tessuto, mica come i coprisedili della Ritmo. La concorrenza, anche fica, Audi o Mercedes per dire, non risulta che tirino altrettanto nel segmento felpe [*].

L’ombra grossa del nonno, dicono, impossibile da dimenticare. E le disavventure che perfidi nemici continuano a buttargli addosso. Adesso ha aperto uno studio creativo in pieno centro, a Torino, e si è messo a progettare occhiali in carbonio e “idee”. Gli occhiali in carbonio sono occhiali in carbonio, c’è poco da discutere, anche se non si sa a cosa cazzo servono. Sulle idee sta lavorando sodo: previsti a breve il lancio del “panino con pomodoro e mozzarella” e un innovativo “ombrello in tessuto impermeabile”. Più altre cose, ovviamente top secret.

Una volta Lapo Elkan disse: “Credo nell’aldilà, ma la Chiesa rallenta la competitività“. Qualcosa da obiettare?

_____________________________________________

[*] Quando si parla del mercato dell’auto, è importante usare il termine “segmento”.