personaggi


Scrivere un articolo in memoria di Beppe Viola, senza mettere nel titolo le parole “Quelli che…“. E magari senza citare l’ormai logoro coccodrillo che gli dedicò l’altrettanto rimpianto Gianni Brera. Mancano soltanto 17 giorni al diciannovesimo anniversario della prematura ed inconsolabile scomparsa e bla bla bla… Possiamo ancora farcela.

Estate duemilaeundici, i manifesti annunciano, tra Málaga e Granada, concerti di ZZ Top, di Alan Parsons Project, e anche di Tom Jones. Il mio pensiero corre dietro ad Amy Winehouse, questa benedetta ragazza finalmente uscita del tunnel della droga, e stavolta per sempre. Mi sforzo per cinque minuti buoni, ma non riesco a pensare niente di speciale. Gli Alan Parsons Project li davo per sciolti da qualche decennio, e invece suoneranno a Motril tra una settimana. D’altronde non mi sono lasciato scappare gli Scoprions, un paio d’anni fa; niente di speciale neanche loro. Giusto per dire: li ho visti.

Canzoni consigliate: L’ufficio in riva al mare, di Bruno Lauzi. Ma anche i primi due album solisti di Syd Barrett, lui sì uno speciale. O riascoltare, per bene, gli Area, cercando magari di capire.

Caro Vasco, ti abbiam sempre apprezzato e anche voluto bene, ti abbiam persino idolatrato a suo tempo, quando era giusto farlo; ma adesso per favore, smetti di fare altri dischi. Questo pensiero, a dire il vero, lo avevamo formulato già un 25 anni fa, quando pubblicasti Cosa succede in città. Ci scordammo di comunicartelo, e tu sfornasti qualche altra bella canzone, come il Tango della gelosia, e poche altre. Lo stesso pensiero, ora che ricordo, lo avemmo anche alla metà degli anni ’90, ma di nuovo perdemmo l’occasione per fartelo sapere, e poi ci regalasti perle come Sally, o L’una per te, fianco a fianco con autentiche porcherie che non voglio nemmeno ricordare (gli amici, lo sai, se son amici han da essere onesti e diretti). Son passati altri tre lustri; l’ultima canzone decente (decente non so, so che a me piace) che hai scagacchiato è Siamo soli: del 2001. A questo punto, se non ci arrivi da solo, è proprio il caso di dirtelo: caro Vasco, ti abbiam voluto bene, e molto, ma per favore, basta, smetti di fare altri dischi.

Caro Vasco, ci son là fuori un sacco di personaggi che non t’hanno amato mai, che ti considerano poco più (o poco meno) che un buffone, che mai t’hanno capito, che han fatto del tuo personaggio  così contradittorio e ruvido un fantoccio su cui sputare il loro stupido livore; gente che non t’ha capito mai e che pensa di aver capito tutto; gente che ti considera una specie di Ligabue sott’alcol, o peggio. Insomma: gente che non ti apprezza e dice cose brutte su di te. Caro Vasco, non regalare a questi poveretti altri argomenti a sostegno delle loro sciocche tesi: caro Vasco, per favore, smetti una buona volta di fare dischi. Dai.

diamantiSudafrica! Oggi tutti hanno in bocca questa parola, ma cosa sappiamo realmente di cos’è il Sudafrica?

Secondo la moderna paleoantropologia, il Sudafrica fu probabilmente la “culla dell’umanità”; qui (soprattutto nella zona del Transvaal) si sono infatti trovati fossili di australopiteci, Homo habilis, Homo erectus e altra robaccia assortita. Molti secoli più tardi fu colonizzato da degli olandesi speciali chiamati “boeri”, gente alla buona e di poche chiacchere, dedita a coltivare la terra, le cui donne preparavano delle gustosissime caramelle di cioccolato ripiene di liquore alla ciliegia. Queste caramelle si chiamano Boeri e sono ancora oggi apprezzate in tutto il mondo.

Un fatto noto a tutti è che il Sudafrica è pieno di diamanti, ce n’è dappertutto, lì non costano praticamente un cazzo. In stagione li paghi al chilo meno che le zucchine qui da noi, e a volte li infilano nei Boeri come sorpresa, ma è una sorpresa che non piace a nessuno. E sono praticamente indistruttibili! Magari uno c’ha il cortile pieno di sacchi di diamanti e vuole disfarsene: non può nemmeno romperli. Per questo il governo sta facendo costruire degli enormi buchi sotto terra, pieni di gallerie, per buttare via questo eccesso di diamanti che non serve a niente.

Il Sudafrica, molti si ricordano che è stato a lungo flagellato dalla piaga dell’apartheid [pron. apartàid]: in pratica le persone negre, o con un nome da negro, o che portavano cappelli da negro, erano considerate “persone di serie B”, con cui non era utile perdere tempo, e a cui venivano sempre rifilati i diamanti peggiori. Questa situazione durò per un po’, finché venne abolita, ed i negri ne approfittarono subito per eleggere presidente uno dei loro, tal Nelson Mandela, un tipo sbucato fuori chissà da dove, che erano anni che non si vedeva in giro. Adesso i diamanti peggiori li danno ai bianchi, ma così è la vita: oggi tocca a me e domani a te.

Un’ultima osservazione: in Sudafrica sarà presente, per la prima volta nella storia, la nazionale di “calcio” della Nuova Zelanda, per partecipare a quelli che si annunciano come i “veri mondiali di calcio” del 2010. Il prodotto tipico della Nuova Zelanda sono i Maori, delle caramelle dolcissime ripiene di liquore alla mora. Sono un prodotto goloso ma ipercalorico: infatti se dei Maori si incontrano con dei Boeri su un autobus, avviene il diabete.

cervezaQuando conobbi Marcos, anni fa, era grande e grosso. Ed era un grandissimo consumatore di birra e di cannoni (spinelli, sigarette piene di droga leggera, per intenderci). E in tutti questi anni Marcos non ha mai smesso di essere un grandissimo consumatore di birra e di cannoni. Poi, un paio di mesi fa, il dottore gli ha detto: “Marcos, non puoi continuare così, devi scegliere: o la birra o i cannoni” (forse non ha detto proprio “cannoni”, magari ha detto “sigarette piene di droga leggera”, ma non importa). Marcos ci ha pensato una frazione di secondo e ha risposto, con un sospiro: “Ok, via le birre, ché ai cannoni porprio non ci posso rinunciare“. E così il mio amico Marcos ha smesso di bere la birra. Se proprio è in giro di festa, magari si concede un gin-tonic o due, ma proprio in via del tutto eccezionale. Basta birra, basta alcol. Si consola con i cannoni, magari ne fuma più di prima, ma con la birra ha smesso.

E ha smesso con impegno. Adesso quando arriva al bar, per prima cosa ordina una birra piccola. Che per uno come lui, una birra piccola è proprio come non berla. Lui ha sempre bevuto birre grandi, e vederlo lì, tutto grande e grosso, con in mano una birrettina piccola di quelle che si scolano in un sorso, beh, ha ragione lui, è proprio come non berla. E siccome ha proprio smesso, per ribadire questo concetto subito dopo ordina un’altra birrettina piccola. Via anche quella, in un sorso. E poi un’altra, e un’altra, e altre due e altre tre. Solo quando si è scolato almeno una quindicina di birrettine piccole, solo allora, quando praticamente ha smesso del tutto, quando non rimane alcun dubbio sul fatto di aver proprio smesso definitivamente di bere la birra, ecco, allora, tutto soddisfatto, ordina la prima birra grande. Che dopo tutto quell’aver smesso, se la merita proprio una bella birra.

I bar della provincia di Almería, nonostante la botta iniziale, stanno cominciando a riprendersi dal grave choc provocato dalla notizia di Marcos che ha smesso di bere la birra.

roccoEcco. Ieri hanno tolto le palle al Rocco. Dice il veterinario che c’era un piccolo tumore, e poi gli faceva male, e insomma, via, tagliare. Un’oretta addormentato, e si è svegliato un po’ più leggero. Tristezza e sgomento tra le cagnette di San José. Ma fermi tutti. Giusto un attimo prima che l’imbecille di turno cominci a sghignazzare, o a fare ironie del cazzo, lasciatemi ricordare un paio di cose: 1. il summenzionato imbecille dovrà ritenersi baciato dalla fortuna se, giunto alla fine della miglior carriera sessuale che possa desiderare per sé stesso, avrà trombato la metà (o un quarto) di quello che ha trombato il Rocco; 2. sono decine e decine i cani, sparsi tra l’Italia, la Spagna e chissà dove altro, che possono orgogliosamente vantare cotanto padre; 3. il noto attore sentimentale Rocco Siffredi, che fin dagli esordi della sua gloriosa carriera si è dichiaratamente ispirato al mio cane, ha mandato un affettuoso telegramma di commossa partecipazione.

Insomma, il vecchio guerriero, quello che ha cambiato per sempre le regole della seduzione canina a San José, è andato in pensione: lo aspettano lunghe passeggiate al sole, finalmente incurante della tirannia ormonale delle femmine, partite a carte al circolo dei vecchi, tanta pace e saggezza. Ogni tanto uno dei figli manderà una cartolina dai posti più disparati del mondo, e lui tirerà fuori uno di quei sorrisi per i quali continuano a sbrodolare cagnette di tutte le taglie e di tutte le razze. James Dean, sposta il culo, che un nuovo mito è venuto a svaccarsi nell’Olimpo dei fighi di tutti i tempi.

della sua gloriosa carrieradella sua gloriosa carriera

lapo elkannLa gente che non è vissuta allora non lo crederà, ma già allora, e non soltanto adesso, i tempi procedevano alla velocità di un cammello. Non si sapeva però in quale direzione. Ed era difficile distinguere il sopra dal sotto, e le cose in regresso da quelle in progresso.

[Robert Musil, da L’uomo senza qualità]

Essere l’ultimo rampollo della più blasonata dinastia industriale italiana; poter avere a disposizione, quasi per diritto divino, tutto il comprabile esistente o esistibile; e non riuscire ciononostante a scrollarsi di dosso una certa qual aura da sfigato. Come l’ultimo Buendía, quello che nasce dopo cent’anni con il bigolo arricciato come un cavatappi. Amaro è il destino del signor Lapo Elkann, un nome da fumetto tenerone scaraventato in un mondo troppo duro. Destino amaro, e non è ancor certo se nel mondo di domani la memoria collettiva riuscirà ad associare alla sua persona qualcosa in più di un coma da cocaina transessuale.

Il ragazzo è buono, c’ha uno sguardo mite e sarebbe anche pieno di buone intenzioni; il problema è che i primi a non credere in lui sono quelli della gran famiglia. Doveva rilanciare nientemeno che il marchio FIAT, una parola: inteso come marchio d’automobili è evidente che sarebbe stata impresa titanica e destinata a necessario fallimento. Ma lui non s’è scoraggiato, e ha venduto per il mondo milioni di felpe con scritto FIAT, che vanno a ruba e dicono anche che siano di buon tessuto, mica come i coprisedili della Ritmo. La concorrenza, anche fica, Audi o Mercedes per dire, non risulta che tirino altrettanto nel segmento felpe [*].

L’ombra grossa del nonno, dicono, impossibile da dimenticare. E le disavventure che perfidi nemici continuano a buttargli addosso. Adesso ha aperto uno studio creativo in pieno centro, a Torino, e si è messo a progettare occhiali in carbonio e “idee”. Gli occhiali in carbonio sono occhiali in carbonio, c’è poco da discutere, anche se non si sa a cosa cazzo servono. Sulle idee sta lavorando sodo: previsti a breve il lancio del “panino con pomodoro e mozzarella” e un innovativo “ombrello in tessuto impermeabile”. Più altre cose, ovviamente top secret.

Una volta Lapo Elkan disse: “Credo nell’aldilà, ma la Chiesa rallenta la competitività“. Qualcosa da obiettare?

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[*] Quando si parla del mercato dell’auto, è importante usare il termine “segmento”.

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