d'annunzioOvviamente, da che mondo è mondo e da che pane è pane, la gente comune ha avuto l’usanza di piazzare del cibo (carne, formaggi, verdure, insaccati, spezie) tra due fette di pane e di mangiarselo cosí, con le mani. La gente comune, appunto. La nobiltà invece, costretta da mille regole d’etichetta, si doveva sedere a tavola per ore, a mangiare, conversare ed improvvisare la guerra o la pace. Quando nel XVIII secolo tal John Montagu, IV conte di Sandwich, ritenne troppo oneroso per la sua persona alzarsi dal tavolo da gioco per approdare a quello imbandito, e si fece preparare un pezzo di carne tra due fette di pane, tutti dissero “Oh!“, lo trovarono una cosa molto particolare e un qualche geniaccio dell’adulazione propose di chiamare l’artefatto “sandwich“, in onore al suo “inventore”. Ovviamente la gente comune aveva dato da tempo un nome a quella strana cosa lì, sicuramente non lo chiamavano “pezzo di cibo tra due fette di pane”; chissà, forse lo chiamavano “piastrone“, o “bitullo“, o “scaccino“, impossibile saperlo. Fatto sta che il nome sandwich si impose, soppiantando ogni precedente dizione e promuovendo un nobile più ludopata che crapulone a fondatore di una nuova linea gastronomica.

Poi, dopo, nel 1925, il grandissimo poeta nazionale Gabriele D’Annunzio inventò la parola “tramezzino“, per sostituire il termine straniero e non gradito al regime (leggermente diverso, secondo Wikipedia, il succedersi dei fatti, ma la sostanza rimane quella).

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