Dunque. A Berlino Est ci sono stato, sì, ma nel ’94, che il Muro era caduto già da un po’, e non era più la stessa cosa [*]. E i Pink Floyd anche, li ho visti, a Roma nell’88; ma Syd se ne era andato già da un pezzo, e non era più la stessa cosa… Per cui quando la Giu’ mi fa, diretta come solo lei usa: “A Ruphus, si va a Cuba quest’inverno?“, io faccio un rapido calcolo mentale (età aprossimata di Fidel + anni che passeranno prima di averne un’altra volta la possibilità così concreta) e dico: “Sì, certo!“. Questa volta non mi fregano. Ci voglio andare prima che non sia “più la stessa cosa“.

Perché Cuba?

Perché è ovvio, perché chi è stato comunista a vent’anni certe cose rimangono nel cuore; perché la Russia ci convinceva ma anche no, perché i cinesi non ci sono mai piaciuti del tutto, perché a parte gli asili-nido nel modenese, il vero esempio del socialismo riuscito, col volto solare, era sempre stato solo uno, Cuba…

Perché noi che facevamo le feste dell’Unità avevamo imparato la ricetta del vero mojito molto prima che diventasse un cocktail alla moda; perché il poster di Che Guevara lo avevamo sì in mezzo a quelli dei cantanti, ma sapevamo che non era un cantante; perché un look come quello del Che se lo sognavano pure i cantanti…

Perché la Revolución, El pueblo unido, il Che in Angola, la Baia dei Porci, il Che in Bolivia, Victor Jara, Davide contro Golia, il sorriso del Che, la guerriglia, l’orgoglio di un popolo, “el poeta eres tú“, il Che all’Onu, mito si sommava a mito e nulla pareva poterlo scalfire mai…

Nonostante il mito di Hemingway.

Perché Guantanamera, e Compay Segundo, e Cuando calienta el sol, e Ry Cooder, e Ay! Candela; e perché, soprattutto, Cuuuuba, tara-ta-taaá / quiero bailar la saaalsaaaaa, para-pa-paaá.

Perché il tenente Colombo la definì “La terra più bella che mai occhi umani videro!

Perché quando i sogni e le speranze e le utopie crollano inesorabilmente l’una dopo l’altra, più forte vien da afferrarsi a quelle che ancora resistono in piedi, in un modo o nell’altro.

Perché agli americani, solo a pensarci, gli vien di tutto.

Perché la canta Daniele Silvestri.

Nonostante l’abbia cantata Eugenio Finardi.

Perché nonostante tutto.

Perché quando qui fa freddo, perché le spiagge di Varadero, perché una vacanza ai tropici mica deve fare schifo per forza.

Perché per una volta voglio vedere con i miei occhi, prima che le cose non siano più le stesse di prima.

Ecco, fu per tutto questo, e per mille altre ragioni che a scrivere non sto, che con la Giu’, la mia migliore compagna di sbronze di sempre, ci imbarcammo a Madrid, su un volo Conviasa, destinazione La Habana, con sosta a Caracas.

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[*] L’ho già scritto altrove, ma quella che il muro di Berlino sia “caduto” è una bufala bella e buona; l’hanno buttato giù apposta, ma non lo vogliono dire apertamente per non compromettere nessuno

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