Caro Vasco, ti abbiam sempre apprezzato e anche voluto bene, ti abbiam persino idolatrato a suo tempo, quando era giusto farlo; ma adesso per favore, smetti di fare altri dischi. Questo pensiero, a dire il vero, lo avevamo formulato già un 25 anni fa, quando pubblicasti Cosa succede in città. Ci scordammo di comunicartelo, e tu sfornasti qualche altra bella canzone, come il Tango della gelosia, e poche altre. Lo stesso pensiero, ora che ricordo, lo avemmo anche alla metà degli anni ’90, ma di nuovo perdemmo l’occasione per fartelo sapere, e poi ci regalasti perle come Sally, o L’una per te, fianco a fianco con autentiche porcherie che non voglio nemmeno ricordare (gli amici, lo sai, se son amici han da essere onesti e diretti). Son passati altri tre lustri; l’ultima canzone decente (decente non so, so che a me piace) che hai scagacchiato è Siamo soli: del 2001. A questo punto, se non ci arrivi da solo, è proprio il caso di dirtelo: caro Vasco, ti abbiam voluto bene, e molto, ma per favore, basta, smetti di fare altri dischi.

Caro Vasco, ci son là fuori un sacco di personaggi che non t’hanno amato mai, che ti considerano poco più (o poco meno) che un buffone, che mai t’hanno capito, che han fatto del tuo personaggio  così contradittorio e ruvido un fantoccio su cui sputare il loro stupido livore; gente che non t’ha capito mai e che pensa di aver capito tutto; gente che ti considera una specie di Ligabue sott’alcol, o peggio. Insomma: gente che non ti apprezza e dice cose brutte su di te. Caro Vasco, non regalare a questi poveretti altri argomenti a sostegno delle loro sciocche tesi: caro Vasco, per favore, smetti una buona volta di fare dischi. Dai.