marzo 2010


troieRuphus: Ciao, Ruphus. Ma c’è almeno una cosa che ti piace, della politica italiana?

Ruphus: Sì certo, le troie.

R.: Intendi le escort?

R.: Sì, quelle. E i trans, un sacco.

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roccoEcco. Ieri hanno tolto le palle al Rocco. Dice il veterinario che c’era un piccolo tumore, e poi gli faceva male, e insomma, via, tagliare. Un’oretta addormentato, e si è svegliato un po’ più leggero. Tristezza e sgomento tra le cagnette di San José. Ma fermi tutti. Giusto un attimo prima che l’imbecille di turno cominci a sghignazzare, o a fare ironie del cazzo, lasciatemi ricordare un paio di cose: 1. il summenzionato imbecille dovrà ritenersi baciato dalla fortuna se, giunto alla fine della miglior carriera sessuale che possa desiderare per sé stesso, avrà trombato la metà (o un quarto) di quello che ha trombato il Rocco; 2. sono decine e decine i cani, sparsi tra l’Italia, la Spagna e chissà dove altro, che possono orgogliosamente vantare cotanto padre; 3. il noto attore sentimentale Rocco Siffredi, che fin dagli esordi della sua gloriosa carriera si è dichiaratamente ispirato al mio cane, ha mandato un affettuoso telegramma di commossa partecipazione.

Insomma, il vecchio guerriero, quello che ha cambiato per sempre le regole della seduzione canina a San José, è andato in pensione: lo aspettano lunghe passeggiate al sole, finalmente incurante della tirannia ormonale delle femmine, partite a carte al circolo dei vecchi, tanta pace e saggezza. Ogni tanto uno dei figli manderà una cartolina dai posti più disparati del mondo, e lui tirerà fuori uno di quei sorrisi per i quali continuano a sbrodolare cagnette di tutte le taglie e di tutte le razze. James Dean, sposta il culo, che un nuovo mito è venuto a svaccarsi nell’Olimpo dei fighi di tutti i tempi.

della sua gloriosa carrieradella sua gloriosa carriera

norrieIn Australia il primo essere umano senza genere: è Norrie May-Welby, uno scozzese che da anni vive a Sydney. E’ diventato la prima persona al mondo ad essere riconosciuta “di sesso non specificato” da un governo. Norrie, 48 anni, è nato maschio ma nel 1990 ha cambiato sesso. Una volta emigrato in Australia gli era stato rilasciato un attestato che lo dichiarava di sesso femminile, ma a quel punto  May-Welby “non si sentiva più a suo agio con una identità unicamente femminile”.

[notizia di repubblica.it]

In Svezia il primo essere umano con due generi: è Pedro María Gusmano, un cileno che da anni vive a Malmö. È diventato la prima persona al mondo ad essere riconosciuta “di entrambi i sessi” da un governo. Pedro María, 48 anni, è nata femmina, ma nel 1990 ha cambiato sesso. Una volta emigrata in Svezia gli era stato rilasciato un attestato che lo dichiarava di sesso maschile, ma a quel punto Pedro (o María?) “non si sentiva più a suo agio con una identità unicamente maschile”. Ha più di 5000 amici su Facebook.

A Pioltello (MI) il primo essere umano col genere a giorni alterni: è Salvatore Scoppietta, un calabrese che vive da anni in Lombardia, la prima persona al mondo ad essere riconosciuto dalla Motorizzazione Civile “di sessi alterni”. Salvatore, 48 anni, è nato pastore, ma dal 1990 i giorni pari è femmina, si chiama Daniela, e può circolare con la sua Twingo a targa pari; i giorni dispari è maschio, gira col Fiorino (targa dispari) e organizza manifestazioni contro i froci.

A Bilbao (Spagna) il signor ‘Ngwomi Banesto, un pittore surrealista di 48 anni nato da un mango in Svizzera ma convertitosi nel 1990 al confucianesimo, è stato riconosciuto da Niels Liedholm la prima persona al mondo “a sesso variabile”. È maschio in sala da pranzo, in garage e in cantina; e al cesso. È invece femmina davanti alla TV, in cucina, in soffitta e nel giardino davanti casa. In camera da letto, dipende con chi ci finisce. Si sposerà presto con Renato Zero, una medusa canadese di 48 anni a cui nel 1990 è apparsa una madonna di torrone intagliato e che è stata riconosciuta da un simpatico dittatore centroafricano il primo caso di “sesso a chiazze”: maschio nei gomiti, nel pomo d’Adamo e nella gamba sinistra, femmina nelle braccia, attorno all’ombelico e nelle unghie dei piedi (il buco del culo, come sempre, bisex).

Oreste, un malato mentale di 48 anni dimenticato in un ospedale pischiatrico ufficialmente chiuso, con i giornali, e con le notizie che non sa e non vuole leggere, continua a pulircisi il culo, perché la carta igienica è dal 1990 che non ne portano più. Poi esce nel cortile vuoto, ride forte guardando il sole, e comincia a girare in tondo.

alambiccoQuando eravamo piccoli, io e mia sorella potevamo vantare, tra l’invidia generale, ben sei nonni e una bisnonna. Che se ognuno di essi avesse sganciato la sua regolare “diecimila”, capace che a dodici anni già vestivo Armani e fumavo Habana, circondato da puttanoni di lusso e cocaina colombiana. E invece alcuni erano lontani e li vedevamo poco, altri cominciarono a morire presto, insomma, pur con tanti nonni a disposizione alla partenza, non crescemmo in un ambiente iper-nonnizzato; e di “diecimila”, ben poche.

La più figa di tutti era la bisnonna: questa povera contadinotta nata sul finire dell’Ottocento in mezzo ad una dozzina abbondante di fratelli e sorelle, con la sua terza elementare, di cui andava ben fiera, aveva traversato l’oceano in bastimento per emigrare in ‘merica, come si faceva allora. Altro che “mi faccio un fine settimana da sballo a Londra, o a Goa“. E laggiù in America, addirittura nel Massachusetts, la mia bisnonna lavorava in fabbrica e distillava il whisky. Quando era illegale sia farlo che berlo. Ma per minimizzare i rischi vendeva il prodotto direttamente agli sbirri. Era fatta così. E sempre da quelle parti conobbe il grande Enrico Caruso, che anzi passava a casa sua a trovarla e a mangiare il lardo, che gli faceva bene alla voce, diceva.

Uno che invece non volle lasciar pranzare in casa sua fu Sua Eminenza il Cavalier Benito Mussolini, di tournee sul lago di Garda a cercar fedi per la patria. La bisnonna, che nel frattempo, tornata dall’America, aveva montato in paese una locanda col bisnonno, disse che lei, eminenza o non eminenza, a uno così non gli dava da mangiare. Il capoccione, visto il caratteraccio, dovette ripiegare ed andò a mangiare da un’altra parte.

Poco dopo, sul finire degli anni ’50, quando dagli States cominciava a sbarcare la modernità, la bisnonna entrò in età pensionabile e si appassionò un sacco alla santa messa in TV: uno dei pochissimi frutti del progresso che  riuscì ad apprezzare davvero. Passarono i Kennedy, il papa buono, l’uomo sulla luna; al bisnonno prima amputarono una gamba, poi morì. E passarono le Brigate Rosse, vincemmo un mundial grazie ad un allenatore con la pipa, Renzo Arbore portava il made in Italy ai parenti americani, e la mia bisnonna, tutte le domeniche metteva il primo canale, che c’era la messa in diretta. Ecco, la messa e Furia cavallo del west, questi ricordo che erano i suoi programmi in assoluto preferiti. Morì contenta, credo; che lei sì l’aveva fatto il Novecento, altro che Bertolucci.

L’altro giorno, con la morte dell’ultima nonna avanzata, è finito un altro pezzetto di qualche cosa.

bastimento

ferro da stiroHanno un loro blog del cazzo, come questo che stai leggendo o anche peggio, in cui dissertano delle proprie emorroidi o delle beghe col vicino; e poi scrivono tutti premurosi e precisini: “Disclaimer: questo blog non è una testata giornalistica, e bla bla bla, non è pertanto soggetto alla legge tale e tal’altra, e bla bla bla, aggiornato senza periodicità, e diritti d’autore, e bla bla bla…” e via stronzate del genere, serissimi. Disclaimer? testata giornalistica? eh?  ma sei sicuro? E quei grafomani logorroici che ci tengono a sottolineare che se vuoi riprodurre i loro chilometrici e vacui contenuti devi chieder permesso e magari puranche pagare! Riprodurre? pagare? eh? c’è mica qualcuno che si sta prendendo un po’ troppo sul serio, magari?

Ho passato il pomeriggio a fotografare una vipera morta. Non sorridono le vipere.

Disclaimer: questo blog non è un vibratore in lattice. Ciò non impedisce che ai sensi di legge te lo puoi comunque infilare dove ti pare.

emmenthalPost dedicato all’amico Corrado B., emigrato in Svizzera per suonare il clarinetto basso.

La Svizzera, nota anche come Confederazione Elvetica, fu costruita in tempi non sospetti ai piedi del noto vulcano Vesuvio: situazione solo potenzialmente pericolosa in quanto questo vulcano, come tutti gli svizzeri, non ama lavorare ed erutta molto raramente. Per secoli l’economia e l’immagine della Svizzera nel mondo si sono basati sulla canzone svizzera: basti pensare ad Enrico Caruso, unico tenore con problemi alla prostata a cui negli Stati Uniti hanno dedicato una serie di francobolli. Purtroppo dalla metà degli anni ’70 gli svizzeri abbandonarono questo modello di sviluppo e si orientarono verso il furto di autoradio, la cocaina, e gli articoli di lusso taroccati. Questo cambio direi quasi esistenziale fu dapprima osteggiato, ma poi ampiamente favorito dalla cosiddetta “camorra”, una specie di società segreta che governa i destini della Svizzera praticamente da sempre. Intere fortune furono edificate in pochi anni sul furto di autoradio, fiumi di denaro cominciarono a scorrere senza controllo, finché un giorno venne annunciato l’acquisto, presso il bar-tabaccheria Hemingway, di Diego Armando Maradona. Con Maradona la Svizzera vinse i suoi primi (ed unici) due scudetti nella specialità sportiva del “calcio”, ma fu il canto del cigno. Una mattina la Svizzera si svegliò che Maradona non c’era più. E non c’era più nemmeno la cocaina. E niente autoradio, né articoli di lusso taroccati. Era ufficialmente finita un’epoca.

Iniziò così l’ultima fase della Svizzera, quella della decadenza. La città, privata ormai dell’aura di leggenda che l’aveva circondata per secoli, si dedicò a coltivare mestamente l’emergenza rifiuti ed un timido aumento del 2% annuo dei tumori infantili. Le vecchie e i pazzi sognavano Maradona che dava i numeri del lotto, ma sempre più sbagliati. Intere famiglie, prive di autoradio e anche solo dell’illusione di poter un giorno rubare una vera autoradio, si riversavano la domenica pomeriggio a rubare l’erba sulle scarpate dell’autostrada, mentre nei vicoli risuonava il rumore di lattine vuote trascinate dal vento.

Oggi la Svizzera è una città in cerca di riscatto: qualcuno cerca di reintrodurre la cocaina, ma la concorrenza della Standa, con i suoi prezzi stracciati, non dà scampo; abbandonata anche dalla “camorra” (che ha reinvestito i suoi lauti guadagni in autentici paradisi fiscali), la Svizzera vive di ricordi e di piccoli ortaggi. All’ombra dell’impassibile Vesuvio.