Io, quand’ero piccolo, c’erano alcune cose che mi inquietavano profondamente. Una finestra rotonda, attraverso cui non si vedeva niente, posta a meno di un metro d’altezza in un enorme muro rosso di una casa. I cancelli che davano su piccoli cortili vuoti, o su cortili abitati solo da un cane pastore. Una foto di tessuti cancerogeni. La bombatòmica. Scantinati vuoti con i neon e i muri di piastrelli bianche. I ganci da traino per le roulottes con sopra una pallina da tennis. Gli storpi ed i mutilati. La sala raggi dell’ospedale.

Adesso che sono grande, altre angosce, altre inquietudini turbano leggere il mio cuore. Ma ancora oggi, a tanti anni di distanza, la vista di un gancio da traino con sopra una pallina da tennis è capace di riaprire uno spiraglio di quella porticina nascosta che dà sull’ignoto, sull’assurdo, sul non comprensibile. E torno a sentirmi ancora bambino. Fragile di fronte al mondo, incapace di trovarvi una spiegazione.

boia

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