gennaio 2010


Io, quand’ero piccolo, c’erano alcune cose che mi inquietavano profondamente. Una finestra rotonda, attraverso cui non si vedeva niente, posta a meno di un metro d’altezza in un enorme muro rosso di una casa. I cancelli che davano su piccoli cortili vuoti, o su cortili abitati solo da un cane pastore. Una foto di tessuti cancerogeni. La bombatòmica. Scantinati vuoti con i neon e i muri di piastrelli bianche. I ganci da traino per le roulottes con sopra una pallina da tennis. Gli storpi ed i mutilati. La sala raggi dell’ospedale.

Adesso che sono grande, altre angosce, altre inquietudini turbano leggere il mio cuore. Ma ancora oggi, a tanti anni di distanza, la vista di un gancio da traino con sopra una pallina da tennis è capace di riaprire uno spiraglio di quella porticina nascosta che dà sull’ignoto, sull’assurdo, sul non comprensibile. E torno a sentirmi ancora bambino. Fragile di fronte al mondo, incapace di trovarvi una spiegazione.

boia

cinesiIersera sono andato al ristorante cinese, a comprare qualche vaschetta di mangime di bambù; era tardi, era vuoto e c’erano solo i gestori e la figlia che guardava dei telefilms assurdi per teen-agers, che in cinese chissà come si dice. E insomma sono lì appoggiato al bancone ad aspettare e a guardare nel vuoto, che comincio a farmi domande su ‘sti cinesi, soprattutto sul loro linguaggio che qualcuno non esita a definire “una vera e propria lingua“. Essi usano un sacco di ideogrammi, di pittogrammi, parologrammi, mischiano tutto insieme e poi giocano ad indovinare ciò che hanno detto. Se nessuno capisce, ridono, se qualcuno fa il furbo e finge di aver capito, lo massacrano di legnate. Secondo alcuni esiste anche il “mandarino” cinese, che sarebbe tipo parlare con la evve al posto della erre, un po’ come faceva l’avvocato Giovanni Agnelli grande patron dello sport torinese e nazionale, decesso ma ancora nel cuore di molti perché un giorno disse che Del Pievo bisognava chiamarlo Pintuvicchio. Siccome in cinese non esiste le erre, quelli che parlano in modalità “mandarino” non si notano e si confondono tranquillamente con gli altri, ma ti fanno scherzi tremendi alle spalle quando meno te l’aspetti.

Insomma, ero lì appoggiato al bancone che riflettevo su questi temi importanti, ma non capivo proprio cosa si dicevano il marito cinese alla moglie cinese. Ideogrammi in libera uscita, praticamente. Io allora ho memorizzato un po’ i suoni che emettevano più di frequente, anche qualche frase intera; poi a casa, ho dato ai cani le nuvole di granchio e ho provato a tradurre, con l’aiuto di Wikipedia e di altri siti più tecnici, quello che ricordavo di quanto avevo sentito.

Per i cinesi le “relazioni sociali” sono molto più facili, in quanto nessuno sta a sindacare se quando uno parla, dice cose sensate oppure no. Infatti negli elenchi telefonici cinesi ci si trova di tutto, ma in non ordine alfabetico, bensì sparso. Un’accozzaglia di robe, che le più carine le scrivono in grassetto. Tanto gli elenchi del telefono non li legge nessuno, perché è risaputo che i cinesi non telefonano mai, vengono chiamati loro e devono solo dire “Plonto?“, e poi strizzare un po’ di più gli occhietti. Nessuno ha mai realmente aperto un elenco del telefono cinese, credo.

Tornando a iersera: neanche su internet ho trovato risposte convincenti, per cui ho applicato alla mia manciata di ideogrammi le regole de “Il bersaglio” della Settimana Enigmistica, e ho ricostruito la seguente frase: “Dice Ciccio il Cafone che se non gli mandi il carico entro domani le tue budella concimeranno distese di loto nella rugiada di primavera“. Quella delle distese di loto deve piacere particolarmente ai cinesi, perché ce la mettono un po’ dappertutto.

cyborg[Negli anni ’90 io avevo già avvertito perfettamente il pericolo della crescita direi esponenziale ma anche economica di questo popolo, ma la mia era una voce isolata, inascoltata dai governi ed ignorata dai popoli. Per questo, per cercare di dare più forza al mio movimento, mi ero alleato un giorno con la mia amica Roberta di Vicenza, che aveva due belle tette pendule e personalmente combatteva i cyborgs, o qualcosa del genere. Poco dopo ci perdemmo di vista, la nostra lotta perse slancio ed io a partire dal 2003 mi sono messo il cuore in pace ed assisto senza batter ciglio all’avanzata degli involtini primavera. Spero che la mia amica Roberta abbia avuto più fortuna, sennò tra un po’ magari veniamo conquistati anche dai cyborgs. Che, ora che ci penso, non so neanche come si fa a riconoscerli e se hanno un loro linguaggio specifico e quale sia.]

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La veterinaria mi ha detto che ho il gatto “stressato”.

Pensavo di essere messo male, ma oggi il vicino mi ha confessato che le sue piante crescono “timide ed apprensive”.

Evidentemente viviamo in un quartiere marcato da profondo disagio sociale.

* * *

pirla

islandaL’Islanda è una di quelle cose, di cui si sa qualcosa, ma non molto, e sarebbe anche possibile scrivere tutto quello che uno sa sull’Islanda e non scavalcherebbe i limiti di un post decente.

Quello che sanno tutti è presto detto: è un’isola, fa freddo, ci sono i geyser (che è una parola islandese). Energia geotermica, Rejkiavik, poca gente, molto baccalà. L’Islanda non ha un esercito. Un’altra caratteristica dell’Islanda, o meglio dei suoi elenci telefonici, è stata riportata nel post che viene sotto  questo. Altre cose, che forse non tutti sanno: nel 2009, poco dopo che gli americani si scegliessero un presidente di colore (negro), gli islandesi rilanciarono e  furono i primi a dotarsi di una presidentessa lesbica, la signora Jóhanna Sigurðardóttir. Altro dato non a tutti noto è il fatto che l’Islanda sia stato il primo paese europeo a dichirare bancarotta per via della crisi mondiale. Ecco, questi due fatti non vengono di solito presentati congiuntamente dalla stampa, cosicché uno fa fatica a farsi un’idea. Adesso io non voglio dire che ci sia una relazione diretta tra le preferenze sessuali di questa signora e il disastro dei conti dello stato; non sto qui a discutere se sia una bella cosa passare il tempo sui siti di porcherie lesbiche, invece di badare a governare; o se abbassare le tasse sui vibratori di tipo strap-on sia stata una mossa azzeccata. Che ognuno tragga le proprie conclusioni, ma se pensiamo che candidare la Bonino alla presidenza del Lazio sia la soluzione di tutto, stiamo freschi. Un mio personale rimpianto è sempre stato il precoce ritiro di Irene Pivetti dalla politica italiana.

Infine, una chicca: il clima islandese è inadatto all’agricoltura (che pure potrebbe trovare condizioni favorevoli nei terreni vulcanici così fertili). Lo dice Wikipedia.

morraLa morra è un antico gioco di società trasformato dai giapponesi in una situazione altamente drammatica. Per giocare alla morra, bisogna essere in due: uno torna dal Kenia, l’altro è Frieden: ma chi, chi ha inventato la morra, e chi il Kenia? Un tavolo robusto, due braccia robuste, cagnara verso sera, alta matematica. La morra cinese, la tortura cinese, tutte fesserie.

Amo la Spagna, che è la terra in cui vivo, e ad essere più esatto dovrei dire I love the spanish Way of Life, e a voler fare le cose proprio per bene ci starebbe meglio me gusta el estilo de vida español, coño; ma dio bono, in Spagna la morra la si gioca solo dalle parti di Teruel, che è un posto perso tra le montagne d’Aragón, a un migliaio di kilometri dalla mia calda Andalucía. E per di più, ommiodio, giocano in piedi, uno di fronte all’altro, vestiti di bianco, che sembrano un vecchio film di Mr. Hulot.

Ed io, aggrappato quaggiù a quest’estremo lembo d’Europa, sono solo.

Prima, prima era diverso. C’era il Remo, c’era il Gabriele, c’erano il Penasa e gli altri che venivano a trovarmi. Giocavamo nei bar spagnoli, tiravamo delle botte pazzesche, e gli autoctoni ci guardavano straniti, imparando a dire “caterina” ma senza capire. Adesso, che mi sono anche comprato un maglione che ci starebbe benissimo per un bel torneo, il Remo sta a Madrid, il Gabriele sugli Appennini, e la moglie del Penasa sostiene che io una volta imprecisata le avrei detto degli “insulti”. Insomma mi sento come il primo abbonato al telefono, che aveva l’apparecchio ma nessuno da chiamare. Lo sapevate, vero, che in Islanda, per via di certe regole sulla formazione dei cognomi in islandese, nell’elenco del telefono la gente viene ordinata per nome e non per cognome? Giuro.

Dicono anche che la morra sia gioco di riflessi pronti, lingua veloce, vino. L’altro è tornato dal Kenia, con un metodo infallibile per vincere al lotto e con un poster di Marlon Brando, noto inventore della mafia e altre amenità.

Offresi vacanza nella solatìa Andalucía a abile giocatore di morra, preferenza per quella trentina. Offerta valida anche per coppie, ma in questo caso dovrebbero portarmi l’amico e compagno Penasa, vincendo le resistenze della di lui consorte. Non occorre portarsi il tavolo.

dinamoTu non sei depresso“, gli ho detto, “sei solo diversamente allegro“.

E poi gli ho regalato una dinamo di bicicletta, forse funzionante.

Ha sorriso, un po’.

muro di berlinoCi sono due tipi di muri. In primo luogo ci sono i muri tirati su per dividere la gente, i popoli, le persone. Questi sono muri oltremodo antipatici, tutti li biasimano, perché portano ad un sacco di complicazioni: impediscono, o rendono difficile, il passaggio di persone animali cose che devono andare da una parte a quell’altra. In molti casi hanno diviso famiglie che prima stavano tranquillamente qua e là e quando avevano voglia di vedersi si riunivano da qualche parte e portavano regali, anche e soprattutto per i più piccini; poi all’improvviso costruiscono un muro, e quelli che stanno da una parte, da quella devono restare, e chi dall’altra, idem. Che magari uno nel momento in cui hanno fatto il muro si trovava dalla parte sbagliata rispetto alla propria residenza abituale, e questi sono quelli che ci rimangono più di merda. O anche quelli che hanno (avevano) la fidanzata da una parte dove ad un certo punto non possono più andare. Questi muri, l’abbiamo già detto, sono in genere biasimati da tutti, anche da quelli che magari proprio in quel momento ne stanno tirando su uno ancora più grosso e più alto. Un esempio classico di questo tipo di muro è stato per anni il cosiddetto Muro di Berlino, e ciò dava una particolare importanza al fatto di essere di Berlino Est o di Berlino Ovest, molto maggiore per esempio della differenza tra Grosseto Est e Grosseto Ovest, che al limite sono distinzioni comode per le uscite dell’autostrada, ma poco più. Questo Muro di Berlino poi, circa 20 anni fa, è stato smontato da una folla di bighellonatori professionisti, permettendo finalmente a gente che non si abbracciava da anni, di tornare a farlo; anche se nel frattempo magari avevano cambiato fidanzata e a questo punto non gliene importava più tanto. Questo fatto del Muro di Berlino e della sua caduta (ché la chiamano caduta, ma non è mica vero, perché l’hanno proprio buttato giù apposta, prima un po’ alla volta e poi adirittura con i bulldozer), questo fatto dicevo deve essere rimasto profondamente impresso nell’immaginario della gente, perché ancora oggi quando cade l’anniversario della “caduta”, si riunisce un sacco di gente anche importante, sparano i fuochi artificiali e vendono un sacco di souvenirs.

Un altro tipo di muro, molto diverso dal precedente, ed in genere stimato da molti, è quello fatto per potervisi appoggiare, o per appoggiarvi o appendervi qualcosa. La prima categoria ad essere riconoscente a questo tipo di muro è indubbiamente quella degli ubriaconi: essi, per certi motivi loro, sono spesso instabili e apprezzano un sostegno, anche in calcestruzzo, al loro corpo malandato. Un’altra categoria di sostenitori è formata da quelli che quando vanno alle feste si annoiano e non parlano con nessuno: se non potessero appoggiarsi al muro starebbero tutto il tempo in mezzo alle palle, tra la gente che magari vuole ballare, verrebbero urtati più volte finché qualcuno direbbe: “Ma, insomma, cosa vuole questo qua? Se non si diverte, perché non va via?“. Se invece l’annoiato si appoggia al muro ci sono meno problemi; se si dispone di un muro abbastanza lungo ci si possono appoggiare anche diversi annoiati. E se poi l’annoiato è anche ubriaco, ecco vedete che i benefici si sommano. Tutti possiamo immaginare, con un po’ di fantasia, gli altri innumerevoli vantaggi di questo tipo di muro, per cui non la stiamo tanto a menare e vi invitiamo solamente a riflettere su come la realtà cambi a seconda di come la si guardi.

Chi ha parenti antipatici e sgradevoli dall’altra parte della città può sempre sperare che da un giorno all’altro gli tirino su un bel muro tipo Berlino, così te li levi dalle palle e stai anche contento perché tanto non è mica colpa tua se non vi vedete spesso.

omino ubriaco