dicembre 2009


lassieGioia e gaudio, sursum corda, alziamo i calici, che Ruphus non ha deluso le attese. Tutti voi, frementi in attesa di sapere quale sarebbe stato il fantastico regalo di natale di questo effervescente blog, che vi aspettavate al massimo un bel post a tema, magari dissacrante o filosofico o alternativo, ebbene tutti voi gioite, rallegratevi e felicitatevi, che Ruphus non vi regala niente meno che un nuovo blog, nato giusto ieri 25 dicembre come altra gente poi diventata famosissima. Signore e signori, ecco a voi l’omino uscito dall’ano di berlusconi, un microblog che vi farà compagnia ogni giorno dell’anno, un nuovo piccolo amico con cui scherzare, confidarsi e, perché no, ritrovare un sorriso che si credeva perduto.

Un limpido giorno di fine dicembre, stavo passeggiando per Roma badando più che altro ai casi miei, quando, giunto nei pressi dei Fori Imperiali, notai qualcosa di strano: ero giusto all’altezza dell’ano di berlusconi e vidi spuntare, tra le pieghe dell’importante sfintere, prima un braccino, che si agitava nel vuoto, incapace ad afferrarsi ad alcunché; e poco dopo, con visibile sforzo, seguire al braccino una testina, un altro braccino, insomma, tutt’un omino che, sfuggito ormai alla morsa rettale, si lasciò cadere sul marciapiedi, giusto davanti a me. L’omino si guarda intorno, visibilmente stupito del posto dove è capitato, lo spaventano le macchine e il frastuono, e decide infine di fidarsi di me, unico essere vivente che si è accorto della sua venuta in questo mondo. Un po’ a gesti, un po’ soffiando e squittendo come un cartone animato degli anni ‘70, mi fa capire di aver bisogno di qualcuno che diffonda il suo messaggio. Per questo è nato il presente blog, per dare voce a questo povero omino ed aiutarlo ad entrare nella nostra grande famiglia umana. Il resto, tutto il resto, ce lo dirà lui…

[dalla presentazione de l’omino uscito dall’ano di berlusconi]

Che dire, che aggiungere, che possiamo farci? Ruphus vi ha regalato un amico, chi trova un amico trova un tesoro, l’occasione fa l’Uomo Ragno, buone cose a tutti, per le classifiche di fine anno a tra pochi giorni.

polloStare seduti per terra; essere negri/marocchini/strani; avere in una mano un pezzo di panno verde e nell’altra una forbice; stare seduti per terra vestiti da Babbo Natale; stare appoggiati al muro in due; sporgersi; guidare l’automobile; avere i capelli molto lunghi; urlare; appoggiarsi al muro ma solo con una mano. È un breve campionario dei motivi che possono spingere i poliziotti a fermarvi e prendere giù i vostri dati, a Madrid, questo ultimo fine settimana. Io, che sono sveglio, ho osservato attentamente e mi sono astenuto da qualsiasi pratica indimostrabile, ragion per cui a me gli sbirri non mi hanno fermato. Basta passeggiare bene, secondo me; è difficile all’inizio, ma ci si abitua in fretta.

Poi ho visto il mio amico Remo, a Madrid, e la Susana e la Rosita e altri che non li dico tutti, siamo andati in giro a bere, ed è stato tutto molto bello come una volta quando eravamo giovani. Per fortuna che ci sono gli amici.

madrid

quadro rosa

Questo quadro mi è stato donato dall’autore, il poeta e pittore viterbese Giulio Nocera. È stato subdolamente introdotto in casa mia con la banale scusa di un regalo di compleanno (ma che bella sorpresa!).

Il quadro non è brutto (dipende se ti piace o no), ed in generale non sono preconcettamente contrario ai regali alla mia persona. Ma vorrei qui fare alcune osservazioni: 1. non sono ghei e non mi è mai piaciuto il rosa; 2. secondo me il quadro sta meglio in orizzontale che in verticale, come insiste l’autore, il ballerino e maniscalco Giulio Nocera; 3. se fai un regalo, cerca almeno di farlo bene. Spiego il punto tre: 3a. il quadro è fatto malissimo, a cominciare dal rosa che è dato alla cazzo, si vedono tutte le strisciate; 3b. sotto il rosa si vedono un sacco di scarabocchi fatti a matita; 3c. Giulio, non hai pitturato i bordi. Spiego questo punto: a me i quadri mi piacciono dipinti anche sul bordo, lo spessore insomma; se ne commissiono uno, lo specifico subito, ed il fatto che questo quadro fosse gratis secondo me non cambia la questione. Ho detto all’autore, il commediografo e alpinista Giulio Nocera “per piacere, giacché debbo accettare codesto tuo regalo, almeno dipingimi i bordi” e chiunque avrebbe capito che intendevo che li volevo dipinti di rosa. E invece cosa fa il cuoco e maître à penser Giulio Nocera? Me li dipinge di nero. Ma non tutti, solo due perché poi non aveva più tempo perché doveva andare a lisciare una porta perché sennò c’era una che ci rimetteva la caparra dell’affitto perché erano stati i suoi cani a graffiare la porta, non suoi di Giulio ma della tipa, i cani, la porta del padrone di casa. Insomma rimango con un quadro rosa, con mezzi bordi neri e mezzi bianchi: un’arlecchinata pazzesca.

anelloPer amor di verità debbo anche riconoscere che l’orafo e commentatore meteo Giulio Nocera, oltre a suonare pregevolmente il flauto, mi regalò tempo addietro anche un bellissimo anello d’argento fatto da lui, su cui non ho nulla da ridire. Bravo Giulio.

Artisti poliedrici all’alba dell’età adulta.

...Questa mattina abbiamo ricevuto la visita di una persona sgradevole, ehm, volevo dire sgradita. Ad ogni modo ha aperto la Sarlavia, che io ero chiuso al cesso con una Settimana Enigmistica nuova di zecca. Per cui ecco come si è svolta la conversazione, così come dalla Sarlavia stessa riferitami:

Sarlavia: Ciao.

Persona Sgradita: Ciao, cercavo Ruphus.

S.: Alle dieci di mattina? Noi ci siamo appena alzati.

PS: Ma se sono le undici e mezza…

S.: Ah sì? Beh, comunque Ruphus in questo momento sta cagando.

PS: Ah! Ma era solo per chiedergli se mi lasciava connettermi all’internet un momento, sai, l’internet café è chiuso…

S.: Ma guarda, Ruphus dopo cagato di solito legge il giornale, per cui fa’ una cosa: fatti un giretto per il paese, che magari dopo ci si becca e vediamo…

PS: Ah, grazie…

S.: Di niente, ciao.

Quando poi la Sarlavia, cacciata la spaccaballe, è venuta a raccontarmi il suo eroico gesto a protezione della mia tranquillità, ho sentito di volerci proprio tanto bene.

litfiba

– Sì, pronto?

– Pronto, Ghigo, sei te? So’ Piero!

– Piero? che Piero? Ah, scusa, cazzo! Non me l’aspettavo… che? come butta?

– Butta bene, alla grande, ‘ome sempre! C’ho avuto un’idea, c’ho avuto, che se te la dìo ‘un ci ‘redi nemmeno. ‘ndovina ‘n po’? ‘un c’arrivi? Ma vvia, si rifondano i Litfiba, dio bonino, ‘he so’ trent’anni giusti giusti, si torna on the roadde, ‘ome una volta. ‘he ti sembra? si fa? eh?

– Piero, calma un attimino, eh… a parte che non ci parliamo da diec’anni, ma che sei matto?

– O Ghigo, ‘un ti riòrdi ‘uanta fìa s’aveva attorno?

– Sì, Piero, certo, ma vedi…

– O Ghigo, ‘he ti succede? ‘un ce penzi mai a ‘uegl’anni, s’era i migliori, s’era; artro ‘he i Neramaro, i ‘anadians

– Piero, ao’, ti vuoi calmare? che ti succede a te? c’è qualche problema?

– Problema? te tu sei matto! Ma ‘uando mai…

– E quindi?

– O Ghigo… a te te lo posso di’… butta mìa tanto bene, sa’? Te lo devo di’, ‘un ce la fo più. So’ finito… ma te tu lo sai ‘he m’è successo giusto ieri? Me stavo a ‘ncrocia’ du’ belle figliole, proprimmezzo a Ponte Vecchio, e siccome te tu lo sai ‘ome so’ fatto, me so’ provato a piglia’ ‘n po’ di portamento fiero, te lo riòrdi ‘ome si faceva noi pe’ acchiappa’… e ‘uelle, nulla, ‘un mi ‘acano punto, e mentre passeno sento una ‘he li dice a ‘uell’artra: “Te tu l’ha’ visto ‘uel bischero? ‘he è l’imitazione di Piero Pelù?“, e l’artra ‘he ci risponde: “Piero Pelù ‘hi? ‘uello dei Pooh?“.

– Piero…

E c’ha raggione i’ mi’ agente, ‘he dice ‘he piglio dippiù a fa’ lle serate ‘n discotea ‘ome sosia di me stesso… Ghigo, amìo mio di tutta la vita, ‘un ce la fo più! Penza, si riomicia tutto daccapo, si torna grandi…

– Piero, io c’ho mal di schiena, non lo so se reggo ancora certi ritmi…

– Ghighino bello, dimmi di sì, ‘ome ‘na volta… io solo se ci penzo, mi viene dentro tutt’un’energia, una forza…

– Piero, non so cosa dire, mi confondi… potremmo provare, ecco, con un disco, e magari quattro date, tanto per vedere…

– E io lo sapevo ‘he i’ mi’ Ghighino bellino alla fine diceva di sì. O Ghigo, monta la batteria, ‘he ‘n cinque minuti sono da te.

– Piero, io suono la chitarra.

– Eh? Sì, si, ‘ome tu vuoi. Volo…

amici

infeltrito

infeltrito

Innanzitutto. Innanzitutto un doveroso “grazie“, di cuore, col cuore, con gli occhi gonfi di sonno, per tutto quello che Giovanni Lindo Ferretti ci ha regalato dato in tanti anni di onorata carriera artistica. E anche un doverosissimoprego“, giusto così, per gli svariati biglietti da mille (lire), e da dieci (euri), che hanno fatto cambio di residenza dalle nostre tasche a quelle di lui Giovanni Lindo.

Ma la questione è un’altra. Ha a che fare con la “conversione” di quest’uomo che, ormai da tre anni, fa una (non richiesta) professione di fede e di adesione alla chiesa cattolica, al suo Benedetto leader, e pure, politicamente, alla destra italica e berlusconica, anti-abortista e neo-concordataria, il tutto con il patrocinio dell’Alto Commissario ai Voltagabbana Giuliano Ferrara. Il tempo trascorso gli ha sicuramente permesso di riempire camion e camion e camion di insulti stercolari, risolini di compassione, scuoter di testoni, e anche qualche entusiastico interessato “finalmente“. Inutile caricare ancora, non ora, non qui.

Vogliamo qui invece dar conto di un dibattito altro, che da tale vicenda ha preso spunto e sugo: se sia da reputar dannoso il consumo di droga in sé, o non sia piuttosto nella rinuncia alla medesima la causa prima di tanta follia. Vi è chi propende per la prima ipotesi, teorizzando danni celebrali andatisi accumulando nel corso degli anni, ed ascrivibili all’assunzione di svariate e smodate sostanze tossiche; e chi invece va sottolineando la congiunzione temporale tra l’entrata nel “tunnel della non-droga” e l’esplicitarsi della sua nuova teosofia, fino a dedurne una correlazione di causa-effetto. Mauro, Chiara, Giulio e il suo amico immaginario fieri alfieri della prima, e Mirka, Sandro, Ginevra e la sua amica pelosa gagliardi stendardi della seconda. Non c’è modo di venirne a capo.

Per questo, e solo per questo, ma anche per testare una nuova inutility di questo blog, lanciamo il sondaggio sottostante.

Una volta raccolto un campione di mille voti, stamperemo il risultato su una lunga striscia di carta, che poi arrotoleremo attorno ad un cilindro di cartone marroncino ed introdurremo di nascosto all’interno di una mega confezione di papel higiénico (marca Eco Planet) nel supermercato Carrefour di Almería. Per questo, e solo per questo, ma anche per altri futili motivi, vi invitiamo a votare massicciamente.

A Giovanni Lindo, forza e coraggio: l’è dura, ma passerà.

scherzano

si scherzano

L’aveva detto, Ruphus, su questo blog e su Politiculo: si parlava di una possibile tresca tra Michelle Obama e Bruce Springsteen, e della possibile reazione del di lei consorte; scrissimo: “[…] sicuramente Obama non se la prenderebbe, non avrebbe scatti d’ira inconsulti. Parlerebbe con tutti, manderebbe altri soldati in Afghanistan, farebbe fare la pace tra Israele e quegli altri, insomma si attiverebbe un casino per la pace nel mondo […]“.

Orbene, sul fatto di mandare altri soldati in Afghanistan, mi pare che ne siano in partenza un 30.000, morituro più, morituro meno. Sul fatto di non prendersela, una notiziola in Italia praticamente censurata, ma apparsa in bella evidenza per esempio sulla stampa spagnola. Risulta dunque che Obama è andato al Kennedy Center, a premiare di persona degli artisti, tra cui Robert “You talkin’ to me?” De Niro e qualche altra vecchia scoreggia. Tra i premiati, c’era anche, guarda la casualità, Bruce Springsteen. Ecco; Obama poteva dargli la sua medaglia, stringergli la mano, e via, subito a Washington a governare. Invece no; lui c’ha tenuto a far vedere che non è incazzato; ha persino scherzato con il vecchio rocker, dicendogli: “I’m the President, but you’re the Boss!“. Ha ha ha, ha ha ha, gli ha fatto una battuta, niente di speciale, è vero, ma l’ha detta solo sdrammatizzare un po’, come piace fare a lui. Signori, che stile.

Tra i premiati c’era anche una vecchia cicciona, cantante lirica o roba del genere. I giornali non lo riportano, ma sono sicuro che Obama ha avuto delle parole di incoraggiamento anche per ‘sta qua. “Su con la vita” le avrà detto, o qualcosa del genere, perché lui è fatto così.

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