ottobre 2009


arlecchino

Dio bono, uno dice “Mi faccio un blog, anzi me ne faccio otto“, e così dopo, oltre al peso di vivere, c’ha addosso anche questa che deve tenerli aggiornati, sennò non va mica bene.

R U P H U S è fermo da qualche giorno? Abbiamo buttato roba nuova nei blogz collaterali. Su Sensibili alla figa (VM 18) un’indagine sociologica sugli amici tedeschi (ciao, amici tedeschi!), su Politiculo altre considerazioni su altre cose nemmeno troppo importanti, ma questa è la differenza tra scrivere un blog e rivelare la parola di dio.

Buon ciufi a tutti.

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Kill Everybody Now

Allora. L’umore è quello che è, mezzo incazzato, neanche tanto, ma devo uscire. Mi piacerebbe mettere una maglietta che rifletta il mio stato d’animo, un po’ aggressiva, tanto per. Magari avessi ancora quella dei NoMeansNo con scritto “Kill Everyone Now” (vedi foto), ma quella me l’ha fatta sparire la mamma secoli fa. Per cui niente. E invece ecco, improvvisa, mentre rovisto nel mucchio, salta fuori quest’altra, dimenticata da tempo, una delle mie preferite di sempre: vi si vedono le sagome estremamente stilizzate di un omino e di una donnina; l’omino ha i pantaloni alle caviglie, la donnina è inginocchiata davanti a lui, con la testa al livello della cintura, sembra che glielo stia ciucciando; sotto, una scritta che dice “Servizio in piedi“; dietro, sulla spalla, c’è scritto in piccolo “Surf in Paradise“. Oddio, l’intento provocatorio di questa maglietta è piuttosto loffio, non si scandalizzerebbe nemmeno mia nonna. Ma tant’è, sono contento di questo ritrovamento, mi infilo la maglietta ed esco. Che tra una cosa e l’altra mi è anche migliorato l’umore, per cui fischiettando mi reco al bar Kalimba de Luna del mio amico Frans.

servizio in piediAl bar Kalimba de Luna del mio amico Frans c’è un tavolo con amici e amici di amici, per cui mi ci siedo anch’io. C’è anche una, che mi presentano per cognome, diciamo Angeletti (non è il cognome vero, ma ho imprato che la gente si adira quando la metti con nome e cognome nei blogz). Angeletti, dopo un po’ di conversazione, accenna alla mia maglietta. “Bella, vero?” le dico, tutto contento che l’abbia notata. Dice di sì, non troppo convinta, e mi chiede tipo dove l’ho trovata. “Ah, ma questa me l’ha portata uno da Madonna di Campiglio, le stampavano credo a Parma. Roba da snowboarders, dietro c’è scritto anche Surf in Paradise“. E poi aggiungo, premuroso: “Ma è roba di più di dieci anni fa, penso che ora sia introvabile“. Noto che stranamente non se ne dispiace troppo. E poi dice: “Lo sai che qui in Spagna dicono che noi italiani siamo un sacco maschilisti?“. Io, ingenuo, cieco, non vedendo ancora dove va a parare questa, scoppio in una grossa risata: “Sì sì, è vero, me lo dicono sempre anche a me! Ha ha ha, ‘sti spagnoli!” e giù a ridere. Angeletti non ride e ripete che secondo gli spagnoli gli italiani sono maschilisti; e aggiunge “Non credo che la tua maglietta ci faccia una buona pubblicità“.  […continua…]


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questo post appare su Politiculo e su R U P H U S


obama

Hanno assegnato il Premio Nobel per la pace a Barack Hussein Obama.

Di questo fatto dovremmo rallegrarci tutti, sostenitori della pace e della guerra, sostenitori dell’America e dell’Unione Sovietica, sostenitori delle razze camitiche e ultrà della razza ariana. Perché un Nobel per la pace è un Nobel fatto apposta per mettere tutti d’accordo, per stare, appunto, in pace con noi stessi come con i nostri nemici. Non esiste il Nobel per la guerra, anche questo andrebbe sottolineato, e non esiste il Nobel per la matematica; i matematici hanno istituito la medaglia Fields, ma vuoi mettere, conosci una ragazza e per impressionarla, per farti bello, le dici: “Sai, ho vinto la medaglia Fields!“, lei sicuramente pensa a una corsa campestre; non è lo stesso che poterle dire: “Sai, ho vinto l’Oscar per i migliori costumi originali!“. Di certo uno come Obama, reduce dalla figura da farlocco che gli hanno servito negando le Olimpiadi alla sua città di origine, non poteva accontentarsi della medaglia Fields. Obama è il quarto presidente americano a ricevere questo prestigioso riconoscimento, ma dobbiamo ricordare che l’Italia vanta ben sei Nobel per la letteratura. Modestamente. Il bello di un Nobel per la pace è che non si discute, non è che può venire un Bin Laden, un Putin, un Berlinghieri a dire “No, non va bene“.

Tra l’altro questo premio simbolico di circa un milione di €uros si adatta perfettamente al carattere pacioso e ai modi urbani di questo personaggio, tutt’altro che permaloso. Ricordiamoci di quando Brulesconi disse di lui: “È abbronzato“. Era una battuta, ovviamente, ma è venuto giù il mondo: tutti lì a dire che queste cose non si dicono, non son modi, ecc. E invece lui, l’Obama, non ha detto niente, ha sorriso e ha fatto finta di trovare spiritosa la battuta. Dopo ha anche invitato il nostro presidente a prendere un caffè alla Casa Bianca.

Il Nobel per la matematica, secondo alcuni, non viene assegnato perché la moglie di Alfred Nobel, quello che ci ha messo i soldi all’inizio, aveva una tresca con un matematico olandese. Secondo altri Alfred Nobel non era neppure sposato, e non sono mai esistiti matematici in Olanda. In fondo sarebbe come se Michelle, la moglie di Obama cantata anche dai Beatles, avesse una tresca con Bruce Sprinsteen. Non sarebbe carino, non avrebbe senso, ma sicuramente Obama non se la prenderebbe, non avrebbe scatti d’ira inconsulti. Parlerebbe con tutti, manderebbe altri soldati in Afghanistan, farebbe fare la pace tra Israele e quegli altri, insomma si attiverebbe un casino per la pace nel mondo, tanto che toccherebbe ridargli il premio anche l’anno prossimo, e non sono sicuro che il regolamento lo permetta. Anche se lo permettesse non sarebbe carino, come quando hanno detto a Lucio Battisti che non lo facevano più partecipare al Festivalbar perché tanto vinceva sempre lui. Tutto questo, per dire.

c'è del tenero?
c’è del tenero?

videocracyStasera mi sono visto Videocracy, di Erik Gandini. Ciò mi ha permesso in primo luogo di accostare delle facce a dei nomi che avevo scorso un paio di anni fa su repubblica.it, all’epoca di vallettopoli. Non vivendo in Italia e non avendo televisione, e fregandomene di tutte queste cose, di vallettopoli e dei personaggi coinvolti non avevo capito una minchia. Per cui stasera ho scoperto che: 1) Lele Mora è un signore oscenamente brutto, che ricorda un po’ troppo il cattivo diabolico di Lost Highway, e che probabilmente pippa più borotalco che cocaina; borotalco finissimo, leggerissimo e profumatissimo – 2) Fabrizio Corona è uno che spacca davvero, uno che va al massimo; ma lo fa per soldi, fa una fatica bestia, e non ride mai, peccato per lui – 3) l’Italia di oggi si può permettere ricchi ed aspiranti ricchi strepitosamente di merda – 4) sto proprio bene dove sto.

<B>Mystery Man</B> di <I>Lost Highway</I> vs. <B>Lele Mora</B>

Mystery Man di Lost Highway vs. Lele Mora

Però a me il fatto che questo Erik Gandini, svedese, venga a fare il brillante e a sindacare quello che succede in Italia, e a farci i film sopra, non è che mi sembra proprio bello. Sicuramente anche in Svezia avranno qualche magagna di cui parlare, no? Vogliamo parlare dei diritti del popolo Sami? [vedi qui] Vogliamo dirlo che in Svezia il rischio di una donna di morire per complicazioni della gravidanza o del parto è di un caso ogni 17.400? [vedi qui] Vogliamo parlare del fatto che in Svezia è vietato licenziare un prete anche se questo ha un’amante sposata? [qui] Ma lo sapevate che degli animalisti hanno fatto scudo con i loro corpi agli alci della riserva reale, e hanno impedito al re Carlo Gustavo di Svezia e ai suoi ospiti di proseguire la tradizionale battuta di caccia in una zona montagnosa nella Svezia centrale? [qui per approfondire] Così, tanto per dire…

questo è un estintore

Ho notato che piazzare nel proprio blog una foto di un estintore, e parlare vagamente di estintori per qualche capoverso porta ad un incredibile aumento delle visite in arrivo da Google e consimili. Per cui, che dire, proviamo a parlare un po’ appunto di estintori, questi amici che ci vengono in aiuto in caso di incendio o in caso di blog con poche visite. Estintori a sabbia, a schiume chimiche. Estintori da parete ed estintori da tavola. Estintori in via di estinzione, od ormai estinti. Mah…

Alcuni episodi di vita vissuta con al centro degli estintori li ho già raccontati in altri blogz, ed i loro protagonisti non l’hanno presa bene, per cui cercherò di non ripetere l’errore. Dirò solo che un mio amico di nome Gioacchino Menestrelli (nome ovviamente di fantasia) si è scaricato un estintore a schiuma in bocca, così, per gioco o per scommessa; e che un altro amico mio, che chiamerò Paciugo Arcadio Ponzoni, una volta scaricò tutti gli estintori delle gallerie del Bus de Vela, così, perché era amareggiato.

È dura andare avanti ancora per molto. Posso aggiungere che al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Trento, sul finire degli anni ’90, gli estintori erano regolarmente fuori tempo max con la revisione periodica. Ah, una volta prestai un estintore per sconfiggere un principio d’incendio e poi mi scordai di farmi rimborsare la ricarica. Vedi che robe?

dagoredDago red è il vino rossorubino fatto dai dago, gli italiani un po’ guappi d’America. Lo strepitoso Arturo Bandini ha bevuto sicuramente dago red. Bisogna partire da questi racconti per sborniarsi sul serio con tutti i geniali padri-muratori, tutti gli strepitosi figli-scrittori inventati da John Fante.

[Domenico Starnone]

Sulla quarta di copertina c’era scritto così. E allora, anche se metti che non mi piacciono in generale gli scrittori americani, anche se magari ho già provato a leggere qualche pagina di John Fante (con scarsi risultati), allora, se qui si parla di vino e di sbronze, proviamo a darci un’occhiata.

Io, da sempre, i libri di racconti li leggo così: vado subito all’indice, attraverso semplici operazioni di sottrazione trovo in un attimo il racconto più breve (come numero di pagine), e comincio da quello. Poi leggo il secondo più corto, e così via. E se l’autore, o l’editore, si sono spremuti le meningi per presentare i racconti in un dato ordine, secondo un certo filo logico, beh, cazzi loro. E con questo Dago Red non faccio eccezione. Per cui inizio con Ave Maria, sette pagine, il racconto che chiude tutta la raccolta. Una sorta di monologo rivolto alla madonna, in cui parla di cose varie non molto interessanti; tema principale, il suo essere cattolico in un paese di protestanti. Umf. Andiamo avanti. Con otto pagine trovo La canzonetta scema di mia madre, storia di due mocciosi che provano a rubare qualcosa ma vengono beccati, e poi sensi di colpa e la madre che dev’essere una specie di seminferma mentale che non capisce una mazza. A pari merito con dieci pagine ci sono Prima comunione e Strada per l’inferno. Mamma che titoli. Il primo è un noiosissimo resoconto di tutte le menate che accompagnano il protagonista quando si appresta a confessarsi e comunicarsi la prima volta. Un deficiente. L’altro racconto parla di Confessione, Peccato, suor Maria Giuseppa, Tentazione, Diavolo. Fantastico. E poi, ancora: L’iradiddio (12 pagine), viene un terremoto, lui si sente in colpa perché sta con una protestante, quando vede che l’unico edificio rimasto in piedi è la chiesa cattolica, si pente e abbandona la tipa; Rapimento in famiglia (14 pagine), insulsa storia di come si sono conosciuti babbo e mamma del ragazzino; Muratore nella neve (ancora 14), ricordi d’infanzia del cazzo; Casa, dolce casa, (14 un’altra volta), un pranzo di famiglia con relative menate. E qui abbandono…

Conclusione. Ora, a me può anche star bene il fatto che questo John Fante abbia vissuto con molti problemi il suo essere cattolico, che abbia conosciuto solo padri muratori e madri rimbambite dai preti, e mi pare giusto che ne scriva, se riesce a trarne giovamento, e che l’editore pubblichi, se riesce a vendere. Meno bene mi sta che per vendere un manuale da giovane chirichetto complessato scrivano sul dorso che si parla di vino e di ubriaconi. Questo si chiama pubblicità ingannevole verso il consumatore ignaro, questo si chiama concorrenza sleale nei confronti degli editori che scrivono onestamente in copertina il contenuto del libro, questo si chiama prendere per il culo la gente. Bum.